Prima solo sponsor, poi presidenti (dal 2010 al 2015) e ora vicepresidenti: da diversi anni i fratelli Chiesa fanno parte del mondo Fidenza Calcio, cercando di riportare la squadra nelle categorie che merita.
Gestire una società sportiva non è mai semplice, ma Giorgio e Claudio ci spiegano cosa serve per provare a restare competitivi stagione dopo stagione.

 

Buongiorno Giorgio e Claudio, vi chiedo subito: come mai avete deciso di investire nel Fidenza? 

G – Il calcio, per la maggior parte dei ragazzi, lo cominci a vivere dalla giovane età, prima da praticante, anche se non ad alti livelli, ma ci si divertiva anche a fare le partitelle in parrocchia. Poi il lavoro diventa predominante, ed allora, passi dall’altra parte della recinzione e diventi prima tifoso e dopo cominci a muovere i primi passi da dirigente. Così è stato anche per me.
Nel Fidenza siamo entrati come sostenitori, ma quanto il patron di allora, Ottavio Parizzi, decise di vendere la società, ci convinsero a prendere una parte di quote.
Cominciò così la nostra lunga avventura nel Fidenza Calcio.

C – Siamo sempre stati appassionati di calcio e ci abbiamo sempre giocato anche se non ad alto livello.
Inizialmente, verso gli anni 2000, eravamo sponsor del Fidenza Calcio, quando militava in Eccellenza/Serie D. Vent’anni fa il calcio si viveva in modo molto diverso rispetto a come lo si vive oggi, a partire dai tifosi.
A causa delle difficoltà economiche dell’era Parizzi, siamo subentrati in società e il nostro investimento ha permesso ad una squadra gloriosa e storica come il Fidenza Calcio di evitare la scomparsa.

 

Gestire economicamente e sportivamente una squadra è spesso faticoso (soprattutto in tempo di Covid), ma dà anche grandi soddisfazioni. Sono di più le prime o le seconde?

G – Gestire una società implica molte responsabilità. Soprattutto se si chiama Fidenza.
Qui è sicuramente più faticoso perché le aspettative sono sempre molto alte. Il blasone Fidenza è riconosciuto a livello dilettantistico un po’ ovunque, e questo pesa in tutto ciò che facciamo.
È molto gratificante quanto raggiungi obiettivi importanti, ma altrettanto lo è la delusione quando non si raggiungono. Non so cosa sia predominante oggi se dovessi tirare delle somme.

C – È faticoso, non solo per il Covid, ma perché c’è sempre meno voglia da parte degli sponsor di investire nel calcio. Sicuramente la passione è fondamentale.
Oggi, però, è tutto più complicato: i tifosi sono meno presenti allo stadio, i giovani hanno meno voglia di dedicarsi allo sport e la pandemia di certo non aiuta.
Gestire economicamente una squadra, soprattutto se ad alti livelli, è molto faticoso.
Quando le aspettative sono alte, come nel caso del Fidenza, non sempre vengono rispettate e questo comporta un po’ di delusione.

 

Quali criteri usate per organizzare una stagione? 

G – Al nostro interno si programma sempre tutto. È chiaro che in questi due anni non è stato facile, ma non si deve mai improvvisare. Ci diamo degli obiettivi, delle tempistiche, ogni settore si muove in modo coordinato con gli altri ed attraverso le periodiche riunioni che convochiamo si fa il punto della situazione.
È così che in occasione del centenario siamo riusciti a portare a termine tre grandi progetti come il libro, il calendario e la presentazione a teatro con 300 persone presenti. Un lavoro intenso ma che ci ha dato grande soddisfazione a tutti.

C – All’inizio di ogni anno si stima un prospetto di quali possano essere le entrate e le uscite e sulla base di questo si organizza il campionato.
Da qualche anno ci stiamo impegnando a costruire una squadra che possa competere per le posizioni di vertice, anche se non è mai facile: per ottenere dei risultati ci deve essere un connubio tra rosa, staff e dirigenza. Inoltre, ci possono essere imprevisti che ti stravolgono i piani.

 

Quest’anno è l’anno del centenario. Che emozioni si provano a viverlo da vicepresidenti?

G – Non ho ancora avuto modo di riflettere sul mio ruolo in concomitanza del centenario. Sono sempre concentrato sui miei impegni. Le conclusioni le farò a fine 2022. Non riesco a realizzare subito ciò che faccio, solo più avanti metabolizzo e giudico ciò che è stato fatto.

C – L’anno del centenario è un anno importantissimo. I ruoli societari contano ben poco; sono gli obiettivi che si pongono e il lavoro svolto concretamente a fare la differenza e che ti permetteranno di essere ricordato anche in futuro.
È un anno in cui ci sarà da lavorare tanto, e dove tanto è già stato fatto.
È sicuramente un vanto, dopo vent’anni di conduzione, essere i vicepresidenti in questa stagione speciale, ma questo non basta, bisogna anche dimostrare le cose sia dentro che fuori dal campo.

 

A livello organizzativo il Fidenza, per essere una squadra di Prima Categoria, è tra le meglio strutturate. Quanto questo incide a livello di immagine e di reputazione?

G – Il Fidenza oggi si trova in una categoria che non rispecchia il suo valore. Purtroppo, ci siamo arrivati per una serie di errori fatti in passato e che ci ha indotto ad arrivare qui.
L’organizzazione che abbiamo al nostro interno non ha nulla a che vedere con questa categoria. Ora serve quel salto di qualità a livello tecnico per ricominciare a frequentare quei campi che in passato eravamo abituati a calpestare.
Ma, come detto prima, ci si deve arrivare preparati.

C – Noi ragioniamo e pensiamo come una squadra non di Prima Categoria. Vogliamo dimostrare di avere una società degna di serie superiori: il Fidenza vuole e deve risalire per ritornare a calcare campi più blasonati, come era solita fare in passato.
L’organizzazione la si costruisce anno per anno, dividendo ruoli e mansioni in modo da alleggerire il carico di lavoro individuale.
Di conseguenza, l’immagine di una società è frutto della sua organizzazione.

 

Oltre che sul campo, il Fidenza punta sui giovani anche al di fuori. È una delle regole che vi siete dati fin dal vostro arrivo?

G – Bisogna sempre puntare sui giovani. Era una prerogativa che avevamo quando gestivamo anche il settore giovanile, ma da anni lo facciamo anche con i collaboratori.
Da noi sono già passati alcuni ragazzi, laureandi e neolaureati che, dopo qualche anno di gavetta con noi, hanno poi fatto strada nella loro professione.
Da loro arrivano le idee innovative che fanno fare il salto di qualità alla nostra società e qui si fanno le ossa per il loro futuro. Noi non facciamo altro che dare libero sfogo alle loro capacità, aiutandoli sul percorso e questo ci dà grandissima soddisfazione.

C – Il Fidenza appartiene alla città e chi viene a lavorare con noi deve trovarsi a suo agio e deve avere i giusti stimoli.
Oggi coinvolgere i giovani è abbastanza difficile perché spesso hanno vedute differenti, ma noi ci siamo riusciti affidandogli responsabilità importanti.
In fin dei conti ai giovani va data fiducia!

 

Da vicepresidenti qual è stata la partita che vi hanno fatto soffrire di più e quale quella che ricordate con più gioia?

G – Sicuramente la più deludente è stata la retrocessione dalla Serie D con il Romagna Centro: bastava anche uno 0-0, ma l’atteggiamento della squadra in quella partita ci ha lasciato molto amareggiati. Sono questi i momenti in cui ti viene voglia di mollare tutto.
Di contro, la vittoria di Boario non la puoi dimenticare. Ti rimane dentro per sempre.

C – La partita che ricordo con più gioia è stata la vittoria della Coppa Emilia di Eccellenza, coppa che il Fidenza ha vinto per la prima volta nella sua storia.
Viceversa, la più deludente è stata la retrocessione dalla Serie D, come ricordato anche da Giorgio.

 

Per concludere, fate un augurio al Fidenza. 

G – Quest’anno avevamo come obiettivo sportivo quello di entrare nelle prime 5. Finora siamo sotto le aspettative, ma c’è ancora tempo.
Il nostro futuro è nelle mani dei nostri ragazzi, spero di non esserne deluso.
Più a lungo termine, mi aspetto che qualche appassionato si proponga per condividere un progetto importante che riporti il Fidenza dove merita di stare.
L’importante, ripeto, è la condivisione. Non vogliamo ripetere gli errori fatti in passato.

C – Speriamo, per prima cosa, di riprendere a giocare! Poi i playoff sono il nostro obiettivo principale, dato che la squadra ha tutti i mezzi e la capacità per poterli raggiungere e magari puntare alla promozione visto che è da tre anni che ci proviamo.

 

Grazie Claudio e Giorgio, il vostro augurio e le vostre speranze sono le stesse di tutti i borghigiani appassionati di calcio, ma soprattutto tifosi del Fidenza!

 

Mattia Dallaturca