Mister Fermi torna ad allenare, approdando sulla panchina del Fidenza, dove dovrà sostituire il dimissionario Matteo Bonazzi. Il compito che gli spetta non è dei più semplici, ma Paolo sembra avere le idee chiare fin da subito per cercare di ottenere il massimo da una stagione che fatica a prendere il volo.

Innanzitutto, benvenuto mister! La prima domanda che le voglio fare è: che cosa l’ha spinta ad accettare la panchina del Fidenza?

«Beh sicuramente le tre cose che mi hanno spinto, e convinto, ad accettare la panchina sono state: la categoria, nel senso che ho ricevuto anche proposte da altre squadre, ma non volevo scendere di livello; la piazza perché Fidenza è una società strutturata e organizzata, con alle spalle una storia di calcio importante e, non per ultimo, la distanza: vivendo a Caorso, Busseto a livello di tempo e chilometri è più comodo rispetto a Fidenza stessa».

Come ha trovato la squadra sia a livello fisico che mentale?

«Allora, come gruppo, mi sembra un gruppo unito. C’è un po’di paura e un po’ di timore nel rischiare la giocata, a causa dei pochi punti raccolti fino ad oggi, anche se in realtà poi, viste le squadre affrontate e avendo già scontato il turno di riposo, così pochi, alla fine, non sono. In generale possiamo dire che il morale è un pochettino a terra.

A livello atletico c’è molto da lavorare: ci sono tanti infortuni e diversi ragazzi sono appena rientrati, saltando una parte o tutta di preparazione; altri non hanno avuto infortuni, ma atleticamente non sono nelle migliori condizioni. Sotto questo aspetto, dunque, siamo un po’ carenti.

Per quel che riguarda il livello tecnico faccio fatica a rispondere perché devo conoscere ancora alcuni giocatori e non ne ho visti altri quattro, dato che sono fermi ai box».

Che tipo di calcio pensa di proporre?

«A me piace giocare a calcio, quindi, come ho fatto negli anni scorsi, cercherò di dare un’identità sia in fase offensiva che difensiva, ben consapevole del fatto che, a questi livelli, per tanti motivi (assenze, campi di gioco, …) non è sempre possibile farlo. Tuttavia, mi piacerebbe, a partire da domenica, che la squadra abbia già un’idea ben precisa di quello che deve fare in campo, nonostante i pochi allenamenti alle spalle».

Secondo lei, quali obiettivi può raggiungere questo gruppo? E c’è ancora tempo per riuscire a rimettersi in careggiata e poter dire la propria, al di là della classifica attuale?

«Fatico a dire dove può arrivare questa squadra. Senza dubbio il gruppo è ben amalgamato, in quanto è composto da giocatori di categoria, giocatori di categoria superiore e da un mix di giovani interessanti che, però, devo ancora conoscere bene. È difficile darsi un obiettivo perché non sempre le cose vanno come si pensa: nell’ultima mia esperienza a Monticelli avevamo diversi giocatori di categoria superiore, ma i risultati faticavano ad arrivare.

Quello che posso dire è che le possibilità per rimettersi in carreggiata ci sono, a partire da domenica. Bisogna tutti remare dalla stessa parte; i giocatori, come hanno dimostrato in settimana, devono mettersi a disposizione al 101% perché in allenamento, così come in partita, chiedo sempre alta intensità. In questo i giocatori devono un attimo abituarsi al mio modo di lavorare, sempre con la palla, ma a ritmi sostenuti per tutta la seduta e con pochi tempi morti, il che è molto dispendioso sia a livello fisico che mentale».

Qualche curiosità sul suo passato: com’era da giocatore e come mai ha deciso di diventare allenatore così giovane?

«Da giocatore sono sempre stato un centrocampista e la mia esperienza più importante l’ho fatta nella Pontenurese. Ho smesso di giocare presto a causa dei numerosi infortuni che ho subito (alle ginocchia, frattura del perone e malleoli) e quindi ho terminato anzitempo la mia carriera da giocatore per iniziare quella di allenatore. In tutto questo, però, c’è un lato positivo: avendo fatto molta fisioterapia mi sono innamorato di questo lavoro, tant’è che adesso lo pratico di professione».

Da allenatore, invece, qual è stata l’annata che ricorda più felicemente e in quale dei suoi trascorsi si è tolto le soddisfazioni più grandi?

«Ho iniziato allenando tre anni nelle giovanili, poi a stagione in corso il presidente della Sannazzarese mi ha chiamato per guidare la prima squadra, in seconda categoria. L’annata si è conclusa nel migliore dei modi con la promozione in prima categoria, vincendo lo spareggio contro lo Sporting Fiorenzuola. 

L’anno dopo io, insieme ad altri sette-otto giocatori di quel gruppo, abbiamo provato una nuova esperienza in terza categoria, alla Virtus Caorso, ottenendo la seconda promozione in due anni. Con lo stesso gruppo, quattro anni fa, abbiamo vinto la Coppa Emilia, in quella che fino ad ora è stata l’esperienza più bella della mia carriera. È stata una finale incredibile, a Modena, contro la Valpidente, davanti a più di 100 persone venute da Caorso per sostenere la loro squadra. È stata decisamente l’esperienza più emozionante da quando alleno!

Meno bella è stata l’ultima esperienza, pre-Covid, a Monticelli, nella fusione tra Virtus Caorso e San Lorenzo, dove il campionato è stato interrotto a febbraio, ma la situazione in classifica non era delle migliori».

Infine, una battuta per chiudere: è solo una coincidenza che abbiano ingaggiato un fisioterapista come nuovo allenatore o crede ci sia un nesso con i tanti infortunati? 

«No, non credo sia solo una coincidenza, infatti, essendo a conoscenza dei tanti infortuni, ho deciso di accettare anche in ottica di una possibile seconda fonte di guadagno! Scherzi a parte, la cosa che mi preme sottolineare è che, nonostante l’età, un po’ di esperienza l’ho già maturata. Ho delle idee e finché il gruppo mi segue sono a loro completa disposizione per risolvere dubbi e problemi che vengono nel cambiare un po’ il modo di giocare. Da loro pretendo tanto e lo hanno già capito dai primi allenamenti. Quando sono sul campo voglio lavorare tanto e bene e per questo chiedo tanta disponibilità».

Grazie mister, a nome di tutta la società e di tutti i tifosi le facciamo un grande in bocca al lupo per questa sua nuova avventura!

 

Mattia Dallaturca